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Sagra del Missultin (Agoni seccati)
Non potendo disporre sempre di pesce fresco, esistevano
alcuni metodi per poterlo conservare.
Vari tipi di pesce erano messi in carpione, il cui nome
deriva da un pesce (salmo trutta carpio) ora diffuso quasi solo nel Lago
di Garda. Il pesce veniva pulito, fritto e infine messo sottaceto insieme
ad alcune spezie. In un trattato della metà del Cinquecento si trova un
metodo per carpionare i pesci molto simile a quello attuale. In quest'ultimo
testo, a proposito degli agoni, si parla anche di salatura e
conservazione in bariletti; era forse un accenno ai missultin, il cui
nome pare derivi proprio da messi nel tino.
Descrizione della conservazione
Dopo aver tolto le interiora, lavato ed asciugato i
pesci, si depositano sul fondo di un capiente contenitore in ceramica
(marmitta) alternando ogni strato degli stessi con del sale marino
grosso.
Al termine, aggiungere un abbondante strato di sale e
coprire il tutto con un canovaccio lasciando per almeno un paio di giorni
che avvenga un naturale processo di disitratazione. In seguito, puliti
dal sale, verranno infilati per la testa e tramite delle asticciole
disposti a rombo ad essicare al sole avendo cura che non appassiscono
troppo e che in caso di maltempo li si disponga in un locale riparato.
Nel frattempo si saranno preparate le "misolte",
contenitori di metallo con coperchio in legno (da quì il nome di "misoltino").
Possono essere di varia grandezza, (in base alla quantità di pesce e alla
sua pezzatura), quasi sempre scatole commerciali già servite a contenere
altri pesci come: tonno, sgombri, acciughe. Il coperchio, che deve essere
di dimensioni leggermente inferiore al diametro del contenitore, è
d'obbligo in legno, di robusto spessore, che sopporti la pressione del
"torchietto".
Fra coperchio e pesci si ritaglia una sorta di disco di
carta oleata che avrà dimensioni leggermente maggiori del coperchio
stesso. Adagiare con cura e a raggiera gli agoni, inserendovi ad ogni
strato due belle foglie di alloro (Laurus nobilis communis). Un altro
sistema, più rustico, era la "calca" (una sorta di leva a muro che faceva
perno sul coperchio, avente al termine un carico di pietre che
aumentavano con il passar del tempo la pressione esercitata sui pesci.
Periodicamente si procederà all'eliminazione dell'olio, formatosi con la
pressione stessa, e alla pulizia del contenitore. Dopo almeno quattro
mesi, in ambiente aciutto ed areato potremo aprire i contenitori e
degustare i tanto agognati "missoltini".
E' preferibile una cottura con brace di legna, una "vinaigrette"
con olio e aceto, oppure olio e limone,
accompagnati con polenta e da un buon rosso non troppo
robusto.
Agoni in carpione (marinata) dosi per 8/10 persone
agoni di media grandezza kg. 2, carote 1, cipolle 2, la
scorza di limone tagliata sottilissima, sedano 1, foglie di alloro 3,
aceto bianco 1 litro, vino bianco secco 1/2 litro, sale e pepe quanto
basta, 100 grammi di farina bianca, abbondante olio di arachidi per
frittura, un mazzetto di timo selvatico.
Pulire i pesci, infarinarli ed immergerli nell'olio
bollente per almeno un quarto d'ora. A parte, affettare finemente le
cipolle e imbiondirle in poco olio. Aggiungervi il trito di sedano e
carote e lasciare, a fuoco moderato, brasare per venti minuti. trascorso
questo tempo aggiungere il vino bianco, l'aceto bianco, la scorza del
limone e il mazzetto di timo selvatico. Lasciare cuocere una buona
mezz'ora. Nel frattempo disporre di una boule o altro recipiente idoneo i
pesci, sopra i quali, una volta raffreddati, vi si verserà il fondo di
cottura ottenuto.
Agoni alla buongustaia
Aprire e diliscare gli agoni, di medie dimensioni, per
ottenere così due bei filetti. Tenere da parte le spine centrali e le
teste dei pesci che unitamente a sedano, carote, cipolle, erbe
aromatiche, qualche grano di pepe sbriciolato e 4 o 5 bacche di ginepro,
un bicchiere di vino bianco secco e il succo di mezzo limoneci serviranno
per preparare un fumetto da tocco finale sulla pietanza preparata.
Infarinare i filetti e adagiarli, con la parte della
pelle sul fondo di un tegame antiaderente e rosolarli con il burro.
Quando cominceranno ad imbrunire si procederà allo stesso modo sull'altro
lato e con cautela togliamo la pelle e mettiamo a riposare lontano dal
fuoco. a parte avremo preparato una salsa Mornay con l'aggiunta di olive
nere, cetriolini ritagliati alla misura delle olive e dei funghi
coltivati tagliati anch'essi a pezzi grossi come le olive e i cetrioli.
Disponiamo sul piatto ben caldo i filetti di pesce irrorati del fumetto
che avremo fatto passare attraverso un canovaccio e come guarnizione la
ricca salsa ottenuta con funghi, cetriolini e olive nere.
Per la salsa Mornay: 1 litro di besciamella, 3 tuorli
d'uovo, 200 c.c. di panna, 50 gr. di parmigiano o gruviera grattuggiato.
Sciogliere i tuorli nella panna prima di passarli al fuoco e in seguito
incorporarvi la besciamella ben calda. Togliere dal fuoco e aggiungere il
formaggio.
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